Tata, non tata. Perchè non alla pari?

Tata non tata. Tata inglese o tata italiana

Il dilemma è dietro l’angolo. Ma l’altro giorno ho conosciuto una ragazza di 18 anni che dalla Francia è venuta nella mia città per fare la ragazza alla pari. E Ho scoperto un’opportunità che mi è piaciuta parecchio. Allora mi sono informata su internet e ne ho capito un po’ di più.

Accogliere in casa una ragazza o un ragazzo au pair significa voler entrare in contatto con un’altra lingua e un’altra cultura. E’ unavventura che si accetta di vivere proprio nell’ottica di uno scambio interculturale. Non si offre lavoro a qualcuno, la ragazza riceve almeno 60 euro alla settimana  e vitto e alloggio gratuiti in cambio di qualche ora del suo tempo e per lo svolgimento di piccole mansioni legate ai bambini.

Tra le sue mansioni ci sono: giocare con i bambini, preoccuparsi del loro pranzo, mettere in ordine la loro stanzetta, fare il bucato e stirare la loro biancheria. Previo accordo, la ragazza può anche svolgere piccole faccende domestiche, come stendere il bucato o lavare i piatti della cena. La ragazza alla pari è come una sorella maggiore che si occupa dei bambini quando i genitori non ci sono o sono impegnati e sbriga piccole faccende quotidiane, come una persona di famiglia.

L’obiettivo è che la giovane apprenda la lingua della famiglia ospitante vivendo insieme ai bambini e al resto della famiglia, e i bambini possono  familiarizzare con una lingua straniera giocando e vivendo con questa giovane di poco più grande di loro.

Su questo sito tutte le informazioni.

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2 Risposte a “Tata, non tata. Perchè non alla pari?”

  1. annabel scrive:

    Salve a tutte le mamme!
    Volevo raccontare la mia esperienza. Sono un’insegnante d’inglese ed ho tre figli, 10,8 e 2 anni. Ho provato spesso a parlare in inglese con loro ma purtroppo senza risultati entusiasmanti perchè la maggiorparte delle volte si rifiutavano di rispondermi o facevano finta di non capire. Poi ho avuto la brillante idea di trovare un’ au pair inglese che mi desse una mano nella gestione domestica e che ogni tanto facesse da baby-sitter. Beh, i risultati sono stati sorprendenti! I bambini “costretti” ad interagire in inglese con lei hanno imparato moltissimo! Ed è stato un bel ripasso anche per me!
    Ho trovato la ragazza tramite un’agenzia italiana, seria e competente (aupairitaly.it).
    Spero di aver dato uno spunto alle mamme che vorrebbero unire l’utile al dilettevole nella crescita dei loro figli.
    Bye bye!
    Annabel

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  1. [...] più economico e più istruttivo per i bimbi. Hanno imparato tantissime parole in inglese! La nostra au pair è stata fonte di arricchimento per tutti, davvero una bella [...]


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