La notizia non giunge del tutto nuova, però ha avuto grande eco sulla stampa internazionale e se n’è parlato per giorni. Si tratta dei risultati di uno studio presentato in occasione dell’ultimo meeting della American Association for the Advancement of Science e condotto dai ricercatori dell’Università di Toronto secondo cui chi parla due o più lingue ha meno probabilità di soffrire di una qualche forma di demenza.

Secondo quanto scoperto dai ricercatori canadesi, le persone bilingue manifestano i primi sintomi del morbo di Alzheimer, una delle forme di demenza senile maggiormente diffuse, in media 4,3 anni più tardi rispetto alle persone monolingue e ricevono una diagnosi 5,1 anni più tardi. Secondo quanto spiegato dagli studiosi, se le lingue sono state imparate da bambini l’effetto è amplificato, ma anche imparare una nuova lingua a 40/50 anni offre degli indubbi benefici.

Il motivo di questo effetto positivo è presto detto: secondo gli scienziati conoscere due lingue non solo non genera alcuna confusione nel cervello, che riesce a destreggiarsi benissimo, ma produce anche un allenamento cerebrale che fa sì che la persona sia capace di elaborare più processi cerebrali contemporaneamente. Inoltre parlare più lingue modifica la struttura delle connessioni cerebrali facendo sì che il cervello arrivi maggiormente allenato e forte alla terza età.