Il nano frequenterà un corso per l’apprendimento precoce dell’inglese di Helen Doron.
Approccio a questa esperienza con entusiasmo, curiosità e una considerevole dose di scetticismo.
Sì è vero, si legge e si sente spesso che i bambini piccolissimi hanno un cervello estremamente aperto, un scatola vuota che si riempie giorno dopo giorno di informazioni, e che per loro quindi sia più facile imparare due lingue contemporaneamente.

L’idea di fondo è che, siccome i piccolissimi stanno compiendo sforzi incredibili per imparare la lingua madre, tanto vale unire a questi sforzi anche quelli per imparare una seconda lingua.
Sommate, le due faticacce non fanno la fatica che dovremmo fare noi per imparare una seconda lingua a quarant’anni.
Insomma, visto che per loro è più facile e che non c’è dubbio che negli anni pagheremo corsi e vacanze studio all’estero per fargli apprendere l’inglese, tanto vale iniziare da subito. E per subito intendo proprio subito.

Mio figlio ha 18 mesi e, come ogni maschietto che rispetti, è in ritardo più o meno su tutto. Ha gattonato a 13 mesi, camminato a 16 mesi e per ora di parlare un idioma comprensibile non se ne parla. Dice quattro parole in italiano stentato (le più facili naturalmente: mamma, papà, pappa, cacca) e per il resto un gran numero di vocaboli che capisce solo lui.

L’idea di dover provare a decifrare le sue parole non solo in italiano ma anche in un precoce inglese mi lascia perplessa. Ma sono certa che quando (e se) dirà per la prima volta Mommy invece di Mamma, il mio petto si gonfierà di orgoglio.