In una breve trasferta all’estero mi è capitato di incontrare Anna, una ragazza italo-tedesca, padre italiano e madre tedesca, e quindi perfettamente bilingue. Non mi sono lasciata sfuggire l’occasione per indagare come ha imparato l’italiano, e quale ruolo ricopre nella sua vita di tutti i giorni, avendo poche possibilità di parlarlo, a meno di incontri fortuiti con italiani (come la sottoscritta) e di rientri in Sicilia per trovare i parenti.

Anna mi ha raccontato che, quando era piccola, la sua casa era un mondo perfettamente bilingue dove l’italiano ed il tedesco convivevano senza problemi, il tedesco per la vita di tutti i giorni, l’italiano per le conversazioni con il papà, e con i parenti rimasti in Italia. Poi, mi raccontava, man mano che anche l’integrazione del padre nel mondo germanico procedeva, il tedesco ha preso il sopravvento sull’italiano anche nelle relazioni familiari.

Tuttavia, Anna parla un ottimo italiano, oltre ad aver imparato nel frattempo altre due lingue: inglese e francese. L’apprendimento dell’inglese in Germania è molto diffuso (si possono chiedere informazioni in inglese a chiunque, senza problemi), quello del francese decisamente meno. Mi sono chiesta se l’essere stata una bambina bilingue l’ha favorita nell’apprendimento succcessivo delle altre lingue, ma a questa domanda non ho risposta, ancora (dovrò chiedere a qualche esperto!).

Inoltre, Anna raccontava una cosa molto buffa: quando si arrabbia, inizia a parlare in italiano! “Non so neanch’io perché, commentava la diretta interessata, è che le lingue sono legate ad un’emozione, evidentemente”. Questa riflessione mi ha davvero colpito, l’ho trovata profondamente vera: è lo stesso motivo per cui, anche chi impara alla perfezione una seconda lingua da adulto, non potrà mai viverla come “lingua madre”, come una lingua che fa parte del proprio vissuto e del proprio modo naturale di esprimersi.

Ho pensato, ancora una volta, a quanto è bello ed importante suscitare emozioni positive (possibilmente!) nell’apprendimento di un’altra lingua, soprattutto quando gli alunni sono molto piccoli.

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