La mamma di Anita, Tamara (faccio progressi con i nomi dei genitori! ;-), è di origini croate, la sua famiglia è di Spalato. Non so da quanti anni viva a San Marino ma credo da parecchi considerati la dialettica e il livello molto buono del suo italiano. In ogni caso, un paio di settimane fa, con lei e con le altre mamme, parlavo della resistenza e dello scetticismo che, chi più chi meno, tutti abbiamo incontrato nel comunicare alla gente che i nostri figli frequentano un corso di inglese per bambini.

Tamara ci ha raccontato la sua esperienza personale con la quale ha screditato quanti sostengono che sia inutile o prematuro far studiare ai bimbi piccoli, una seconda lingua oltre la propria, specie se ancora quest’ultima non la parlano per niente o la parlano poco: a sua figlia lei ha parlato in croato fin da quando era piccola e oggi, Anita parla fluentemente entrambe le lingue. Se si rivolge a lei in italiano, Anita risponde in italiano; se invece le si rivolge in croato, Anita risponde in croato. Quando a casa squilla il telefono, se Anita immagina, conoscendone gli orari e le abitudini, che all’altro capo ci sia la nonna da Spalato, risponde “Alo?”; se invece crede che dall’altra parte ci sia il papà, risponde “Pronto?” e poi, in una o nell’altra lingua, prosegue la conversazione.

Il bilinguismo, sia che la seconda lingua venga introdotta nella prima infanzia (entro i 3 anni), oppure in età infantile (dai tre anni), offre dei vantaggi incredibili: stimola l’intelligenza, rende piu’ facile l’apprendimento di ulteriori lingue in eta’ successive, e in futuro, essere bilingue potrebbe contribuire ad ampliare le possibilita’ di lavoro dei nostri figli.

I miei genitori, pur essendo entrambi italiani, hanno offerto a me la possibilità di apprendere la lingua inglese fin da molto giovane e, per tradizione, scelgo di fare lo stesso con mio figlio!