E dunque, eccoci qui. Vi avevo promesso che vi avrei raccontato come sarebbe andata a finire la prova di un nuovo gioco-puzzle in inglese, Do you Play English, che volevo assolutamente provare. Siete curiosi? Partiamo con la cronistoria… (Ma leggete il post precedente, altrimenti non capirete nulla).

Ore 16:30 recupero i marmocchi all’uscita di scuola, sbrighiamo tre commissioni fondamentali (tra cui mezz’ora in cartoleria, siamo all’inizio dell’anno scolastico, si sa) e ci dirigiamo filati in libreria. Acquistiamo la magica scatola, e via verso casa.

Arriviamo a casa con il pacco nuovo e subito iniziamo a scartare, Piccoletta che a 5 anni è riconosciuta come “quella che è bravissima a fare i puzzle” si aggiudica l’intero smontaggio dei 250 pezzi di puzzle con i quali dovremo comporre le frasi. I bimbi sono contenti, ed io con loro di aver trovato un modo divertente per trascorrere insieme questo pomeriggio. Le squadre sono presto fatte: io e Piccoletta, che non sa leggere e quindi difficilmente può giocare da sola, contro il Grande, che a 8 anni ormai si dà arie da uomo vissuto e profondamente sapiente.

Iniziamo, e (incredibilmente, devo essere sincera, ero un po’ scettica) il Grande ingrana subito, chiaramente aiutato dalla sottoscritta a comporre una frase (“Ci vuole il nome, un pezzo rosso, e il verbo, un pezzo verde… Quelli con la S sono per i nomi singoli”). Il Grande ha individuato subito gli articoli e ha iniziato ad orientarsi con la terza persona singolare, abbiamo introdotto anche i verbi ausiliari (can, would… Tutti indicati con un altro colore ancora) e abbiamo iniziato a comporre brevi frasi, anche abbastanza strampalate (ma questo è il bello del gioco). Alcune istruzioni non sono chiarissime, e personalmente ho impiegato un po’ di tempo ad entrare nel meccanismo del gioco e a spiegarlo ai marmocchi.

Piccoletta si è stufata quasi subito, ed in effetti si tratta di un gioco troppo difficile per lei, che credeva di dover comporre un puzzle: vi consiglio quindi questo gioco con bambini dagli 8 anni in su. E’ indubbiamente un gioco che richiede una buona dose di concentrazione, e molta elasticità mentale. Non è per niente semplice, né tanto meno banale, e bisogna lavorare molto anche di fantasia.

Beh, è finita così: dopo un’ora io avevo il cervello bollito e non riuscivo più a mettere insieme una frase, mentre mio figlio saltellava su una gamba sola, fresco come una rosa, esclamando “Mamma, dai, giochiamo ancora!!”.