Un tappeto colorato sul pavimento, una famiglia di Teddy Bears attaccata alle pareti colorate, uno stereo che canta canzoncine in inglese e un cestino pieno di giochi e peluche. Il nano entra così nel magico mondo dell’apprendimento dell’inglese, in un centro Helen Doron nuovo di zecca e pieno di bambini, ed è in compagnia di un coetaneo che frequenta la scuola già da qualche mese.

I due prima si osservano, si studiano e alla fine si scatenano contendendosi la ranocchia (froggy), il cagnolino (doggy) e il canguro (kangaroo) di peluche. Poi viene il turno dei morbidi Teddy Bears e delle palle colorate. E’ tutta una zuffa.

Simona, l’insegnante, non fa una piega. Ci sa fare con i nanerottoli e parla loro solo in inglese come se capissero tutto.

L’amichetto in effetti capisce:

Put the frog into the box” , e lui la butta dentro;

give the frog to mommy” e lui esegue;

addirittura risponde Three dopo che Simona gli dice “One, two…”

Notevole. Mi domando se sia effettivamente una risposta a una sollecitazione linguistica ben compresa oppure un gesto meccanico che ormai ha imparato. Ad ogni modo è un bello stimolo.

L’ora vola. Cantiamo canzoncine a ritmo di Reaggae, giochiamo con la palla, i peluche e i disegni. Balliamo insieme (anche se la mia schiena a un certo punto mi ordina di farla finita: non ne può di fare UP e DOWN con un peso di dodici chili).

Andiamo via contenti e con uno zainetto pieno di cd e libricini che il nano rovescerà sul pavimento di casa chiedendomi di leggergli.

Abbiamo del lavoro da fare soprattutto a casa, ma di questo vi racconto la prossima volta.

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