Alla nostra ultima lezione di inglese l’amichetto non c’era. Il nano si è trovato ad essere solo, a monopolizzare la stanza, i giochi e l’insegnante, ma è stata davvero dura mantenere la sua attenzione. Un po’ di canzoncine, qualche immagine degli animali, balli e peluche, ma nulla di tutto questo è riuscito a tenerlo concentrato per più di un paio di minuti. Il resto era: accendi e  spegni le luci, tocca il termosifone, prova a tirare la tenda, prendi le scarpe e vai verso la porta. Insomma, quasi quasi si annoiava.

Questo ha spinto me e Simona a fare una riflessione su quanto sia importante l’interazione, anche tra i piccolissimi, non solo per imparare a relazionarsi agli altri e a sviluppare anche una minima capacità di interazione sociale, ma anche per essere più concentrati e presenti durante la fase di apprendimento.

A una prima valutazione può sembrare che due nani nella stessa stanza facciano tutto tranne che imparare l’inglese. Invece l’attacca e stacca gli adesivi, la contesa per il froggy-peluche e per i palloni in qualche modo sono risposte a input dati dall’insegnante. Non solo, i due si stimolano a vicenda. Se uno è distratto, l’altro risponde allo stimolo e ciò spinge quello distratto a interagire di nuovo. Fosse solo per spirito di emulazione o competizione.

L’unico momento nel quale, nella sua lezione singola, il nano ha risposto con viva partecipazione è stato quando ha potuto scatenarsi su un bonghetto realizzato da Simona con materiali poveri: “I like banging on the drum”.