Mentre gli impegni si moltiplicano e la fatica sembra esser diventata meno sopportabile (siamo a maggio, come ci ricorda una mamma!), anch’io come la mamma bionda o mora, non ricordo più, mi faccio domande sulla presenza del mio piccolo alla lezione d’inglese.

Durante la settimana ascoltiamo il cd, recuperiamo le parole ascoltate durante le lezioni e le ripassiamo mentre giochiamo, parliamo di Catia e quando passiamo davanti alla scuola d’inglese la riconosciamo indicandola.  Ma poi, quando siamo a lezione… un po’ ci distraiamo, un po’ giochiamo ad altro e mezz’ora dopo l’inizio imploriamo di andare via.  Che fatica!!!

Non nascondo che più volte anch’io, dopo l’entusiasmo iniziale,  mi sono fatta molte domande sulla partecipazione di Andrea ad un corso come questo, più volte mi sono chiesta se non è  prematuro imporgli una seconda lingua… Tutte perplessità che  mi sembrano lecite ma che trovo molto frustranti, come genitore.

Forse sarebbe necessario più che sui motivi che generano gli improvvisi cambi d’umore nei nostri piccoli soffermarsi sulle nostre aspettative e sulle nostre motivazioni, solo così  potremmo prendere la giusta distanza dai pensieri adultocentrici continuando ad “accompagnare” i nostri piccoli nel percorso di familiarizzazione, anche alla lingua straniera, un percorso che sarà caratterizzato ora da più interesse ora da un interesse che vacilla ora da un totale  rifiuto: senza che tutto ciò sia necessariamente giustificato da cause interne o esterne.

Forse l’importante sarebbe conservare con loro la dimensione di gioco!

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