Si chiama globish ed è l’ultima moda in fatto di lingue straniere. Non c’è un corso per impararlo, si apprende sulla strada o meglio nei bar, alla televisione, al computer.

E’ un passo oltre l’inglese americano, che nel ventesimo secolo ha sostituito l’inglese britannico sul podio della lingua universale con la quale tutti possono comprendersi. Il globish è frutto di un’ulteriore combinazione tra l’inglese e le altre lingue come il cinese. E’ soprattutto un idioma semplice, con pochi vocaboli (circa 1500) e strutture poco complesse.

Lo scrittore Robert McCrum ha studiato il fenomeno e ha scritto un libro dal titolo Globish: How the English Language Became the World’s Language. McCrum ha preso il termine globish in prestito da Jean-Paul Nerriere che ha addirittura scritto un piccolo vocabolario del globish: 1500 parole, tra le più semplici del vocabolario inglese, da unire seguendo norme sintattiche elementari. Ecco la lingua perfetta per fare affari in India o in Cina dove praticamente nessuno parla l’inglese accademico, magari ben condito da battute e espressioni difficili da decifrare.

Il più celebre esempio di globish? Lo Yes we can di Obama – perfetto globish man, cresciuto da una madre del Kansas, vissuto alle Hawaii e in Indonesia e con un padre kenyota – è entrato nelle case di tutto il mondo, britanniche e indiane, e quando Obama parla più o meno lo capiscono tutti.

Ora vi chiederete: che c’entra questo post sul globish con un blog che racconta di bambini/neonati che apprendono l’inglese? Perché quando ho letto questa notizia sulla Reuters mi sono detta: ma il nano già parla globish! Due paroline semplici messe insieme ed ecco una grammaticalmente perfetta frasetta in globish.

Faremo grandi affari laggiù in India!