L’altro giorno un amico mi ha chiesto come mai mio figlio duenne frequentasse una scuola di inglese precoce.

Allora entusiasta ho fatto tutta la mia arringa, condita in verità anche di un pizzico di excusatio non petita. A volte mi sento in imbarazzo perché non vorrei dare proprio l’impressione di essere una di quelle mamme che costringono il cucciolo di pochi mesi a correre dal corso di tiro con l’arco a quello di salto in alto. In effetti questa di far abituare il nano all’inglese sin da piccolo è una cosa che ha solleticato mio marito e me sin da subito e la viviamo tutti come un gioco.

Un pomeriggio alla settimana invece di andare a giocare sugli scivoli o restare a casa andiamo a giocare in inglese in una stanza colorata e con altri bambini. Ops, questa frase ha di nuovo il sapore di una scusa non richiesta.

In effetti può sembrare strano, ma la realtà è che mi rendo conto di quanto il nano sia aperto, pronto a cogliere gli input esterni, quanto sia sveglio e curioso. Mia madre dice sempre che questi bambini sono una spanna sopra quelli delle generazioni precedenti. Noi a due anni sembravano dei bambolotti invece questi nanetti di oggi sono davvero avanti. E gli farei un torto a non offrirgli stimoli alla sua altezza.

L’importante è non caricare questi bambini di aspettative, di ansia, ma vivere ciò che fanno come un gioco e con leggerezza. E quando sarà in grado di farlo sceglierà lui stesso se proseguire oppure no. Con un grande sorriso.