Qualche tempo fa una mia amica ha cominciato a girare per gli asili nido della mia città alla ricerca di un posto adatto dove iscrivere suo figlio di diciassette mesi. Ha girato prima per i nidi del suo quartiere, ma nessuno sembrava fare al caso suo (la mia amica, per la verità, è un po’ troppo precisina: in menu non sono mai abbastanza vari, le attività non sono abbastanza stimolanti etc..). Poi si è allontanata un po’ per visitare nidi più lontani, ma molto famosi.

Nidi dei vip, li chiamo io, quelli nei quali è la direttrice a fare la selezione e a decidere se vai bene per loro e non il contrario. Questi nidi io li ho scansati per principio perché la giornata dei bambini è rigidamente fissata e divisa in attività orarie che manco uno studente universitario, e poi perché è tutto un ballare e cantare e secondo me c’è tempo per alimentare il sogno di diventare velina o di partecipare ad Amici.

La mia amica ha sorprendentemente scartato il nido VIP. Eppure ero certa che l’avrebbe conquistata. Ha optato invece per un nido dove i bambini vengono seguiti da due educatrici, una italiana ed una di madrelingua inglese. “La retta mensile è più cara di quella degli altri nidi ma questo vantaggio dell’inglese è molto convincente”, mi ha detto, dimostrandomi quando l’apprendimento precoce dell’inglese stia diventando decisamente à la page!

Nella mia città, e non solo nella mia, i nidi e gli asili bilingue vanno per la maggiore e noto che si stanno anche pubblicizzando di più, molte amiche mi chiedono notizie sui corsi Helen Doron e mi rendo conto che l’importanza di far familiarizzare con l’inglese i bambini sin da piccoli è sempre più sentita.