Un giorno qualsiasi, ore 15:50. La confusione di ogni giorno, all’uscita: bimbi che si infilano le scarpe, mamme che chiacchierano tra loro, strattonate a destra e sinistra, qualcuno si rincorre, le maestre sgridano mamme e bambini.
Alberto si accascia sulla panchetta vicino agli armadietti.
“VOGLIO ANDARE AL BAR!!”, strilla

“Sì, poi ci andiamo dopo la…”
“NOOOOOO, VOGLIO ANDARE AL BAR”
Ma quando mai un bambino di 3 anni strilla perché vuole andare al bar, manco fosse un vecchio ubriacone che passa il pomeriggio a giocare a briscola?
Guardo, interrogativa, la mamma.
“Ah, fa sempre così, non vuole andare a lezione di inglese”, mi spiega lei.

Quel pomeriggio, scoprii che Alberto, unico bambino su 25 treenni, andava a fare lezione di inglese.
Non mi ero mai posta il problema di far imparare una lingua a mio figlio, tantomeno così piccolo. Ho sempre pensato che i bimbi piccoli dovessero giocare, divertirsi e accumulare conoscenze e tempo libero per il futuro.
E Alberto aveva tutta l’aria di non divertirsi, alla lezione di inglese.

Nel frattempo, ho iniziato a cercare di capire perché, invece, è così importante imparare l’inglese fin da piccoli. E il mio scetticismo iniziale si è trasformato in una grande curiosità.

Curiosità che è stata prontamente soddisfatta, ma ve lo racconto la prossima volta.