Il metodo Helen Doron parte dal presupposto che i bambini piccolissimi stanno imparando a parlare la loro lingua madre e lo fanno soprattutto imitando le parole pronunciate dalla mamma e da chi gli sta intorno e provando a ripeterle, ma anche abituandosi ad acquisire familiarità con i suoni delle parole.

Per questo i bambini che stanno apprendendo la propria lingua possono riuscire ad apprenderne anche un’altra usando praticamente lo stesso metodo, estremamente naturale: ascoltando parole, canzoni e filastrocche in inglese. Così si abituano alla fonetica e al suono e non faranno, come noi, una traduzione da cane a dog, ma diranno indifferentemente dog o cane per indicare quel preciso animale.

Molto suggestivo, davvero.

Per questa ragione il metodo Helen Doron prevede che il ruolo del genitore nell’apprendimento dell’inglese precoce sia di fondamentale importanza.

In pratica funziona così: ogni giorno, mentre il nano è impegnato in qualche attività quotidiana assolutamente normale (per esempio mentre fa la pappa, gioca oppure disegna) devo mettere su il cd rom numero 1 che ho trovato nello zainetto.

Devo ricordarmi di fare questa operazione per almeno due volte nella giornata. Non devo aspettarmi che il nano ascolti le musiche e le parole come faremmo noi adulti, ma che, semplicemente, giochi come sempre, mentre l’inglese va in sottofondo. E’ come se abitasse in una casa inglese, dove la gente parla inglese e lo stereo canta musica inglese.

A questa attività quotidiana si affianca la lezione settimanale con l’insegnante e magari qualche mia personale licenza creativa del tipo: “what would your like to have for dinner?”.

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