Mi capita di notare un certo scetticismo quando racconto che Matteo va a scuola d’inglese.
Ma che fretta hai? Potevi aspettare la scuola il prossimo anno! Sarà bene che impari alla perfezione l’italiano!
Nel resto d’Europa (in particolare nel nord) però, da più di vent’anni ormai hanno capito che aspettare la scuola primaria per esporli ad una seconda lingua significa trascurare e perdere le potenzialità che sono nella testa dei bambini nel periodo più fecondo all’apprendimendito.

Esiste, infatti,  un periodo nella vita dei bambini che è straordinario: l’età precoce, da 0 a 7 anni.
Durante questi anni il loro cervello sviluppa in modo rapidissimo una serie di capacità, che vanno da quella senso-motoria (coinvolgendo i cinque sensi), a quella emotiva (formando ricordi ed emozioni a breve e lungo termine), a quella sociale (entrando in relazione con gli altri), fino ad arrivare alla capacità cognitiva (imparando abilità di pensiero, d’azione e di memoria).
Negli anni che seguono, il cervello conserverà tutte quelle informazioni che sono state rafforzate dall’esperienza e intorno ai 18 anni, perderà plasticità aumentando in potenza.

Conoscendo questo segreto, è opportuno e necessario stimolare i bambini in età precoce, regalando loro l’opportunità di sfruttare ciò che la natura ha messo a disposizione: un cervello che è come una carta assorbente!

Se poi le occasioni d’apprendimento sono accompagnate da divertimento, interesse e un ambiente adatto, si ottiene l’aumento della concentrazione, dell’impegno e della motivazione, caratteristiche che contribuiscono sia alla crescita intellettuale sia a quella emotiva.
A questo proprosito vi rimando ad un bel post di Federico Gobbo che presenta un’attenta, precisa e chiara analisi su cosa sia opportuno e cosa lo sia meno nell’accostare i nostri bambini piccoli all’inglese. Interessanti riflessioni sulla differenza tra un’esposizione precoce alla lingua ben costruita e un’esposizione senza conoscenze e senza metodo e adeguato sostegno.

Provate, se avrete occasioni di recarvi in qualche paese nordeuropeo, a chiedere informazioni in inglese a qualche bambino di 8 anni: 9 su 10 sapranno rispondervi!
Provate in Italia. Cosa succede?

Eppure non ci vuole tanto. Quando sono così piccoli il metodo Helen Doron altro non è che il metodo più naturale che ci si possa immaginare in quanto è basato sull’osservazione di come i bambini imparano a parlare la loro lingua.
Come si impara a parlare? Con l’ascolto continuo, l’imitazione, la pronuncia, l’assorbimento e…divertendosi. Ma non solo.
Come diceva anche Lorenza, fino ai 7 anni, l’apprendimento di una seconda lingua si verifica nell’emisfero sinistro, nei soliti centri del linguaggio che sono implicati nell’apprendimento della lingua madre. In seguito, sarà anche l’emisfero destro, meno abile in termini linguistici, ad essere attivato e, da qui, lo sforzo maggiore.

E allora forza, un po’ di fretta alle volte non guasta!