Ai miei tempi di apprendimento precoce delle lingue straniere non si parlava.
Il mio primo approccio con l’inglese è avvenuto in prima media.
Ricordo benissimo l’emozione della prima lezione, ricordo l’aula, ricordo, ovviamente il professore e ricordo la prima canzoncina utilizzata per farci avvicinare all’alfabeto.

Era più o meno così

O così, se preferite qualcosa di più professionale… 🙂

Alle scuole medie, pur piacendomi molto, ho zoppicato un po’. Avevo un’ottima pronuncia, ma poi mi vergognavo da morire a parlarlo.

Al liceo, ricordo bene il primo approccio con una madrelingua. Entrò in aula dicendo: to find this class I need a …ditacti. Do you understand “ditacti”?

Undesrtand? E come no! Due ore di panico per capire che questo ditacti era un detective.

C’è qualcosa che non va, mi son detta. Troppa differenza tra la pronuncia della madrelingua e quella del professore delle medie.
Così chiesi ai miei genitori di cominciare a mandarmi in vacanza studio. Si, a quei corsi estivi dove le mamme e i papà mandano i figli pensando che siano custoditi e protetti dalle famiglie locali, come lo sono in Italia e invece…la prima cosa che solitamente fanno (non tutte, obviously, ma le quattro che sono capitate a me, l’hanno sempre fatto) è allungarti le chiavi di casa.

15 anni, terra straniera, chiavi di casa, massima libertà.
L’inglese, diciamo che apparentemente passava in secondo (ma anche terzo e quarto) piano. 🙂

Però, al ritorno da queste vacanze, il mio inglese scolastico, migliorava sempre più, fino a chiudere la quinta ginnasio con voti altissimi.
E qui finisce la mia storia d’amore con l’inglese. Perché gli ultimi tre anni di superiori non l’abbiamo più fatto (che assurdità!) e, tantomeno, io ho continuato le mie vacanze oltremanica.
Mi resta, ora, quell’ottima pronuncia che ho sempre avuto (se mi sentiste leggere sembro madrelingua! Sembro…), una comprensione media, ma una difficoltà atroce nel superare la vergogna del parlato.

E voi? Che rapporto avete con l’inglese? Gli studi scolastici vi sono serviti?