Nostro figlio, d’ora in avanti Fili, ha sette anni, una capacità di memoria veramente importante ed una pronuncia da fare invidia al direttore vendite di IKEA. Da quasi due anni e mezzo frequenta con regolarità sia il corso invernale di Helen Doron che il cosiddetto centro estivo, il tutto con molto interesse e piacere.

Da genitori premurosi quali siamo, abbiamo sempre pensato che la corretta conoscenza della lingua Inglese rappresenti oggi un must per le nuove generazioni. Io ad esempio, padre di Fili, per motivi di lavoro devo talvolta usare l’Inglese con tutte le problematiche del caso: enormi problemi di pronuncia, difficoltà a mettere insieme delle frasi che vadano al di fuori di “Who is Jack? Jack is my brother”, grandi difficoltà nel capire del tutto una persona madrelingua quando parla fluentemente…

Anche perché si è sempre concentrati sulla traduzione simultanea parola per parola, mentre in realtà ciò che conta veramente è il succo del discorso.

Per farla breve senza annoiare oltre, la premessa però era doverosa, vi racconto di quanto io e mia moglie siamo stati stupiti favorevolmente da Fili quando a luglio, per un breve periodo di vacanza, abbiamo visitato Londra.

A parte la bellezza della città e del suo dinamismo unico, una volta sbarcati dall’aereo abbiamo immediatamente dovuto fare i conti con cartelli ed avvisi scritti, e sin qui nessun problema, poi ad un certo punto abbiamo dovuto per quel che potevamo, far caso anche agli annunci vocali, sia in areoporto sia in metropolitana.

Nel frattempo Fili, quasi rapito da questo nuovo luogo seguitava in silenzio a leggere cartelli ed ascoltare gli annunci con grande stupore mio e di mia moglie. Ad un certo punto, giunti in Victoria Station e sul punto di salire sulla metro, l’altoparlante recita: “Mind the gap!”. Mi giro immediatamente verso mia moglie, che tra i due è quella che ha o dovrebbe avere la conoscenza maggiore della lingua, ma in mezzo secondo mi rendo conto che non ha capito nulla nemmeno lei. Ed è proprio a questo punto che Fili, rivolgendosi a noi ripete per filo e per segno  ”L’altoparlante ha detto “Mind the gap”.

Ovviamente il bambino non poteva sapere il senso della frase, ma io e mia moglie grazie alla ripetizione perfetta e fedele della frase abbiamo capito da Fili il senso del messaggio. Nei giorni restanti, questo è diventato l’esercizio preferito del trio…

Babbo e Mamma con grosse difficoltà di ascolto e recepimento degli avvisi, mentre Fili con disinvoltura invidiabile replicava fedelmente le frasi, dandoci di fatto la possibilità di tradurre in tutta calma.

Da questo punto di vista, la vacanza si è rivelata un’ottima esperienza per testare sul campo la resa e la qualità del metodo Helen Doron!