I due nani fanno progressi. Hanno venti mesi e ogni settimana si incontrano in questa grande stanza del Centro Helen Doron dotata solo di un mega-tappeto colorato. Si tolgono le scarpe e iniziano a correre avanti e indietro, si buttano a terra sui cuscini (ieri il mio nano ha chiesto pure il ciuccio, mentre l’altro ogni tanto si attacca al seno della mamma…poveretti: troppi stimoli!) e poi attentano alla scatola dei giochi dalla quale Simona tira fuori dei giochi.

Ieri è stata la volta di un pellicano: lei si era messa di impegno e aveva costruito un bel pellicano fornito di zampe e becco staccabili. I nani hanno attaccato il pellicano sulla parete e poi è stato chiesto loro (rigorosamente in inglese) di attaccare anche gli altri pezzi. I due sembravano voler partecipare con entusiasmo, ma a un certo punto si sono azzuffati per il possesso delle zampe e sono scappati.

Una coppia davvero bizzarra questi due nanetti. Costretti dalle loro mamme a frequentare un corso di inglese precoce (mi viene in mente la protagonista della canzoncina delle Tagliatelle di Nonna Pina, che ha bisogno di carboidrati per riuscire a fa fronte alle decine di attività che i genitori la costringono a fare) sembra che se la spassino a modo loro. In questo senso hanno ben compreso il senso del metodo Helen Doron: apprendere una lingua attraverso il gioco, la musica, le canzoncine e l’attività fisica.

Ma tornando all’incipit di questo post: quali sono i progressi? I due balbettano qualche parola in inglese (shoes, cow, apple e qualche altra) e soprattutto capiscono molto più di quanto immaginiamo. L’altro giorno ero in spiaggia con il mio nano. Gli era finita un po’ di sabbia negli occhi e allora stavo lì a dirgli “chiudi gli occhi, chiudi gli occhi”. Niente.

Alla fine ho detto: “close your eyes”. Ecco fatto.

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